“Ready Player One” di S.Spielberg, 2018

La miglior computer grafica mai vista in un film, una cura del dettaglio sovrumana. Una gioia ininterrotta per i nerd, una pioggia di citazioni. Una delle opere che meglio ha compreso e utilizzato gli universi paralleli. Ognuna delle tre prove nasconde un insegnamento esoterico. Uno Spielberg che a settant’anni suonati resta ancora avanti a tutti e innova la settima arte con freschezza inaspettata. Imperdibile

Voto: 8,5

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“Scala al paradiso” di M.Powell e E.Pressburger, 1946

Uno strano film visionario, che parla di Guerra, Paradiso e Amore. I registi baroccheggiano e spingono sul tasto dell’irreale; in breve fanno cinema. Messinscena ricercata ed estetizzante, le invenzioni si susseguono, il piacere di narrare è evidente. Ridondante e un po’ stirata la sequenza del processo. Ho gradito rivedere Niven, attore totalmente cancellato dallo scorrere del tempo

Voto: 6,5

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“Il cavaliere della valle solitaria” di G. Stevens, 1953

Un classico americano, un western archetipico sulla figura dell’Eroe, un film saturo di violenza e tensione, la cui eco si riverbera in cult moderni come Drive, Gli spietati e Hateful eight. Interessante anche la collocazione storica, in un west più vicino del consueto. E alla fine Shane si rende conto che non potrà mai sfuggire al suo destino violento, e che non può essere un modello per il piccolo Joey

Voto: 7,5

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“M. Butterfly” di D.Cronenberg, 1993

Dal punto di vista della messinscena il film è impeccabile. Sceneggiatura, recitazione, ogni piazzamento o movimento di macchina, tutto è perfetto. E allora, cosa c’è per me che non funziona in questa ennesima visione? Forse la sensazione che Cronenberg ha voluto fare qualcosa di non totalmente suo (la politica, lo scontro fra culture). In ogni caso immenso Irons nel solito ruolo di “borghese deviato” e magnifico il finale. Un’opera di alta maniera

Voto: 7.3

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“Il prigioniero di Amsterdam” di A.Hitchcock, 1940

“Ah sì capisco ora. Non c’è speranza. Non c’è aiuto per questo povero mondo che soffre. E tu, tu gridavi pace Felix, pace. No, non volevi la pace, volevi la guerra e la morte. Sei un ipocrita Felix, un impostore crudele e ipocrita. Fate pure quello che credete di me, questo non ha importanza. C’è una parte di umanità che non conquisterete mai. E’ la povera gente umile e buona, quella che dà il becchime agli uccellini. Ingannatela, calpestatela, torturatela, trascinatela in questa orribile guerra! Quando le belve come voi si saranno dilaniate a vicenda allora il mondo apparterrà a quell’umile gente”

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“La signora scompare” di A.Hitchcock, 1938

Amare il cinema e non amare Hitchcock è impossibile. Hitch è uno di quei tre o quattro giganti che mettono tutti d’accordo. La tecnica, le atmosfere, la concezione di un mondo volutamente “finto” e per questo ancor più cinematografico. Mi sono concesso un’incursione nel suo periodo inglese (ne ha girati ben 25 ma per me era solo il terzo). La signora scompare è scoppiettante, ritmato, divertente ma innegabilmente datato. E’ una commedia ma anche un giallo, una spy story e nel finale un western, tutto immerso in un’aria vagamente surreale. La coppia di snobissimi gay inglesi, ossessionati dal cricket, resta uno dei suoi punti forti, così come la splendida protagonista o la simpatica canaglia di Redgrave

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“I diabolici” di H.-G. Clouzot, 1955

Un classico di cui ho sempre sentito parlare e che finalmente sono riuscito a vedere. Un agghiacciante ritratto della crudeltà umana, decisamente più estremo dei suoi contemporanei. Atmosfere a cavallo tra gotico e noir. Doppio colpo di scena nel finale. Un film talmente riuscito che Kubrick per il suo Shining rubò non una ma ben due sequenze

Voto: 7

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“Veronika Voss” di R.W.Fassbinder, 1982

Fassbinder era un sadico manipolatore. Il cinema era per lui uno stratagemma per poter comandare e torturare le persone, soprattutto le donne. Tutto ciò che vediamo è una traslazione diretta della sua vita privata. Il cuore della sua poetica sono i rapporti di potere: in ogni rapporto c’è qualcuno che ha il potere, e quel qualcuno ne approfitterà nella maniera più spietata. Veronika Voss, oltre ad essere un omaggio a Viale del tramonto (il nostro adorava il mélo hollywoodiano), è una denuncia degli abusi della classe medica. Chissà cosa pensava degli abusi di quella registica. In ogni caso il film è agghiacciante, l’umanità che ritrae fa paura, e riesce a fare ciò che ogni film dovrebbe fare: resta impresso

Voto: 6.5

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